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LE SCOPERTE DEL NOSTRO GIORNALE

I MISTERI DI
"TREVISO SOTTERRANEA"

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Sbocco della biforcazione del cunicolo difensivo passante sotto il torrione di epoca rinascimentale di Santa Sofia.

Particolare dei sotterranei che corrono attorno il bastione del Castello, lungo la cortina muraria cinquecentesca.

Camminamento passante
sotto il vecchio tribunale
in piazza Duomo

Ingresso del cunicolo, con pavimentazione in "opus spicatum", rinvenuto nel 1996 sotto il torrione cinquecentesco di Santa Sofia.


A Treviso c'è un piccolo ma affascinante mondo ipogeo nel cuore del centro storico e sotto i terrapieni delle Mura Cinquecentesche che molti ancora non sanno o non vogliono conoscere. I nostri cunicoli sono, in genere, manufatti modesti NON opere di alta ingegneria - come i labirinti egizi sotto le piramidi, i sottoponti etruschi e le famose catacombe romane - ma non meno suggestivi e rivendicano la funzione del nascondiglio e di via di fuga, balenando il senso inquietante del mistero. Non c'è paese - si può dire - che non abbia avuto il suo castello (ne è rimasto il ricordo nella toponomastica: via Bastia, strada del Castel, del castelletto, ecc.) e, naturalmente, la leggenda della sua immancabile galleria sotterranea: storia tramandata di padre in figlio, che ha sempre un fondo di verità. I passaggi segreti erano una prerogativa dei fortilizi medioevali e delle città murate. Ed è nella tradizione, non solo verbale, che, anche i conventi - e i riferimenti si protraggono al 1600 fossero collegati per vie sotterranee. Vox populi...
Treviso ipogea (che non va interpretata come una "città sotterranea") non è fantasia. Lo attestano le immagini che vi mostro via INTERNET ma vi sono anche numerosi filmati che sono stati girati in dieci anni di ricerche condotte assieme all'arch. Fantin, a Simone Piaser (universitario alla facoltà di architettura ma era un ragazzino quando ha cominciato ha introdursi nelle cavità del sottosuolo), agli amici del Gruppo Grotte.
Difficile descrivere le emozioni e le sensazioni che si provano nell'esplorare questi budelli nelle viscere della terra, nell'assoluta oscurità, in un tombale silenzio. Una "Treviso sotterranea" (in una città d'acque) che merita d'essere analizzata e studiata, in quanto questi tratti di cunicoli (risparmiati dalle riedificazioni), scendono - secondo convincenti testimonianze - perfino sotto l'alveo dei canali urbani. E la galleria di recente scoperta sotto il letto dell'Armo a Firenze ne è un incontestabile esempio.
Cunicoli e "stanze" ipogee sono stati trovati non solo nelle zone alte della città (in piazza S.Andrea, a m. 17,47 sul livello del mare) ma perfino in quelle più basse (in piazzetta Garibaldi, al ponte Dante: m. 9,55 s.l.m.). Interessante rilevare che alcuni "slarghi" sotterranei sono dotati di un pozzo d'acqua.
Treviso, già alla fine del 1100, aveva la sua cinta muraria a forma rotonda ed il suo Castel Vecchio, e in epoca scaligera (1332-1338) contava 15 porte, ciascuna delle quali compresa fra due torri. Porte e torri erano unite tra loro per via sotterranea e collegate alle sedi delle guarnigioni e ai palazzi dei nobili. Gli storici, fra i quali Michielan e Caccianiga, scrivono che la Casa del Comune comunicava attraverso un corridoio sotterraneo al palazzo dei Trecento. Sernagiotto - cronista dell'Ottocento e regio ispettore ai monumenti - riporta che ben 57 magioni erano unite da gallerie sotterranee.
Oltre il Sile, la "Civitas Nova" (ovvero la fascia di terra compresa fra il fiume ed il canale della Polveriera) vantava il cosiddetto "Castello di Treviso" o "Castello di S.Martino~' costruito dagli Ezzelini e distrutto nel 1260. E' possibile che in questa area sia rimasta traccia dei camminamenti nel sottosuolo: le nostre esplorazioni alla Camuzzi-Gas l'hanno forse individuata. Il centro cittadino, nonostante le impietose escavazioni, presenta ancora inviolate cavità, con volte a mattoni, che le rilevazioni radastratigrafiche definiscono "anomalie", ma che, in realtà, sono gallerie sotterranee.
E' ammesso che siano collettori o "busnelli", come qualcuno sostiene, è inconcepibile non approfondire - con gli archeologi - questo aspetto sconosciuto della nostra edilizia medioevale e rinascimentale che è sotto i nostri piedi.

Giorgio Garatti

Foto di Simone Piaser, Benito Esci e Giorgio Garatti.


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